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"L'Eros negli scacchi" firmato da Riccio

 (da La Nazione del 16 febbraio 2010) 

L'ULTIMO libro dell'ex vicesindaco di Lucca, Domenico Riccio, L'Eros negli scacchi 2009 (Edizioni Lulu, pagg. 674 a € 21,03) è stato pubblicato in questi giorni.

Si tratta della terza edizione di questo filone, iniziato da Riccio nel 2007, per riproporre le imprese scacchistiche del figlio Eros, che negli ultimi anni si è dedicato agli scacchi per corrispondenza e ai tornei di freestyle online ottenendo risultati di grande rilievo internazionale.

Il volume, che si acquista solo via internet www.lulu.com , si presenta con un'ottima veste grafica, è ricco di fotografie e può essere scaricato dallo stesso sito gratuitamente.

E' diviso in tre parti: la prima riporta i risultati di Eros in Italia, la seconda si occupa dei suoi notevoli successi internazionali e la terza ripropone stralci dei numerosi interventi in lingua straniera (inglese, russo, tedesco, turco, spagnolo, ungherese, polacco), tratti dal web e da riviste estere, che parlano delle sue imprese.

L'Eros negli scacchi 2009 di Domenico Riccio

E' stato pubblicato in questi giorni (gennaio 2010) il mio ultimo libro "L'Eros negli Scacchi 2009" (edizioni Lulu, pagine 674 a € 21,04). Ecco la presentazione:

Questa terza edizione di “L’Eros negli scacchi” si rende necessaria non solo per migliorare la veste grafica ed ampliare la parte fotografica del volume, ma principalmente per aggiornarne il testo in ordine ai nuovi e sorprendenti risultati scacchistici di mio figlio.
Il lasso di tempo che va dalla primavera del 2008 alla prima metà del 2009 è per lui un periodo speciale, il periodo della definitiva consacrazione internazionale.
Scrive per la seconda volta il suo nome nell’albo d’oro più importante dell’Asigc, vincendo, dopo il 54°, anche il 57° campionato italiano assoluto di scacchi per corrispondenza; ma sono soprattutto i successi internazionali nei più importanti tornei online che gli danno successo, prestigio, popolarità, che lo fanno apprezzare, specie per la sua capacità e determinazione ma anche per la validità del suo libro delle aperture “Sikanda”, nei più famosi siti e forum scacchistici del mondo.
L’impresa più bella, quella che finora è la più importante della sua attività, è senza dubbio la splendida vittoria, nella primavera del 2008, nell’8° “Pal/Css/Freestyle Tournament”, vero e proprio campionato del mondo di scacchi online organizzato dal “Pal Group” di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti).
E’ soprattutto questo successo, di grande livello mondiale, a farlo diventare famoso, a fargli ricevere le congratulazioni e gli attestati di stima dei più quotati e noti scacchisti online del mondo, a fargli dedicare articoli e foto non solo nei siti web, ma anche su importanti riviste scacchistiche straniere, come la tedesca Kaissiber, a farlo ascrivere tra i più bravi al mondo negli “Advanced Chess” inventati dal grandissimo Garry Kasparov.
Poi non si ferma più. E’ primo nella finale del “Computer Bild Spiele Schach Turnier”, acquisendo il diritto di essere ospite d’onore alle Olimpiadi di scacchi di Dresda; vince il “Welcome Freestyle Tournament”, primo torneo del neonato server “Infinity Chess” di Arno Nickel; si impone nel “Christmas Freestyle Tournament” e, agli inizi di questo anno, trionfa anche nel “1° Freestyle Masters 2009”.
Insomma, nel giro di un anno, vince tutti i cinque tornei mondiali online che vengono disputati e viene definito il re del freestyle, “The King of Chess Online”.
Quindi arrivano anche i riconoscimenti ufficiali nei tornei Iccf della nazionale italiana. Dopo essere stato scelto come prima scacchiera della squadra azzurra nel torneo “Mare Nostrum” e nella sfida con la Finlandia, ecco che è chiamato a guidare la nostra nazionale nei più importanti tornei internazionali, come le finali della “Champions League A”, del “7° Campionato Europeo a Squadre” e della “XVII Olimpiade di scacchi”.
Partecipa anche al “Torneo dei Candidati”, che è ancora in corso, per accedere alla finale del Campionato del Mondo Individuale, incrementa il suo punteggio Elo, superando quota 2600, e risulta praticamente imbattibile non solo nei tornei online ma anche nelle competizioni Asigc, Iccf e Ficgs.
Infine, dopo essersi fregiato del titolo Iccf di Maestro Internazionale Senior, conquista anche le sue prime due Norme di Grande Maestro.
E’ evidente, quindi, che non potevo fare a meno di aggiornare il volume dedicato a mio figlio e di pubblicare questa terza edizione 2009 di “L’Eros negli scacchi”.

Domenico Riccio ha pubblicato "Il mio web"

Nello scorso mese di dicembre è stato pubblicato il mio ultimo libro intitolato "Il mio web".
L'ho intitolato così perché il suo contenuto è stato interamente preso dal web. Si tratta, in sostanza, di quello che nel web ho trovato e che fa riferimento ai miei libri.
Oggi internet è una miniera eccezionale, preziosa, assolutamente insostituibile, un mondo inimmaginabile fino a pochi anni fa, di cui pare proprio che non si possa più fare a meno. E in questo mondo c'è anche qualcosa che mi riguarda. L'ho cercato, l'ho prelevato, l'ho ordinato ed è venuto fuori questo libro.
E' scaturita una raccolta di brani, presentazioni, recensioni ed articoli che riguardano praticamente tutte le mie pubblicazioni: dai libri di poesie, ai romanzi, alle altre cosucce che mi è venuto in mente, nel corso di questi anni, di scrivere e rendere pubbliche. E' venuta fuori, di conseguenza, una sorta di antologia bibliografica personale, che ho cercato di rendere più piacevole inserendo varie foto.
Il libro è stato pubblicato in USA da Lulu Enterprises e costa € 11,94 con copertina morbida e € 12,80 con copertina rigida; download € 5,00.
Per eventuali acquisti, collegarsi col sito
www.lulu.com

La storia di una mia amica

“La storia di una mia amica” è il titolo dell'ultimo romanzo di Domenico Riccio.

Pubblicato in questi giorni a cura delle Edizioni Lulu (New York 2007, pp. 122 a € 10,92 e scaricabile a € 3,11), il nuovo romanzo dell'ex vicesindaco di Lucca racconta la storia, intensa e dura, di una donna del sud (che è la terra d'origine dell'autore) tra la fine degli anni cinquanta e la metà degli anni settanta.

Costretta, giovanissima, a sposare un ragazzo di buona famiglia perché incinta, Maria viene trattata dal marito Giulio peggio di una serva, senza alcun rispetto, senza dignità.

E non può neanche ribellarsi, la giovane sposa, perché in quegli anni in Italia, soprattutto nel sud, la donna non ha molti diritti e deve obbedire, se vuole evitare di essere offesa e picchiata dal suo uomo anche con violenza.

E' un romanzo breve, ma ricco di colpi di scena, di incredibili momenti di vita realmente vissuta. E' uno spaccato su quegli anni pieni di problemi e di speranze, che offre un quadro reale non solo della condizione della donna, ma anche delle miserie (prostituzione, droga, malavita organizzata) che ancora oggi attanagliano alcune zone degradate del nostro bel paese.

L'Eros negli scacchi - Nuovo libro di Domenico Riccio

La storia di mio figlio con gli scacchi è stata appassionante ed anche ricca di soddisfazioni. Lo è stata anche per me, grazie a lui ed alle sue capacità.
Ma non si tratta di una storia finita. La passione, l’amore, di mio figlio per l’arte del gioco degli scacchi non si è esaurita. Tutt’altro. Egli intende proseguirla. E a me, sinceramente, fa piacere.
Questo libro, che racconta, attraverso gli articoli di stampa e pezzi tratti dal web, i momenti più interessanti della sua avventura tra alfieri e pedoni, torri e cavalli, re e regine, è solo un mio piccolo omaggio, un segno d’affetto, d’amore, di rispetto, per mio figlio Eros.
(Edizioni Lulu, New York 2007 - 86 pagine, Libro a copertina morbida: €8.07, Download: €1.25)

History of Domenico Riccio

Domenico Riccio is been born in Valle Agricola, in province of Caserta, the 29 July 1950 and she has been moved in “antico et populare Stato” of Lucca in the june of 1974.
It has trained the city of the "arborato cerchio” for beyond 20 years, before like communal councilman of opposition and then, for seven years and means and until the February of 2006, with Deputy mayor. He is also candidate to the Chamber of deputies, the Senate and Mayor of Lucca.
Provincial director of patronage ENAS, has covered for approximately twenty years the assignment of provincial secretary before the Cisnal mayoralty and then of the Ugl. Married,has a son chess player. He appeals to to write in backs and prosa and has published the following works:
1) “Damnic”, book of lyric (Maria Pacini Fazzi publisher, Lucca 1988);
2) “Nexus”, book of lyric (Maria Pacini Fazzi publisher, Lucca 1991);
3) “Storys of infancy of Damnic”, novel (Maria Pacini Fazzi publisher, Lucca 2003, pp. 190 to € 10,00);
4) “The seminarista”, novel (Maria Pacini Fazzi publisher, Lucca 2004, pp. 160 to € 10,00);
5) “the topa of Capannori”, novel with the introduction of the Minister Altero Matteoli (Editions Biagini, Lucca 2005, pp. 320 to € 20,00);
6) “The challenge of Fazzi”, instant book (Litotipo S. Marco, Lucca 2005, pp. 160 to € 10,00), book repudiated from the author and not in sale;
7) “Sproloquio on the mystery of the existence of the evil and therefore also of the good”, e-book (Ass. Cesar Viviani interfree, Lucca 2006, releasable one free of charge;
8) “2006 - a year with ribbons”, personal, political, social, historical and cultural reflections (Nicola Calabria publisher, 2007).

2006 - Un anno coi fiocchi

E’ stato pubblicato l’ultimo libro di Domenico Riccio intitolato “2006-Un anno coi fiocchi”. Si tratta di riflessioni personali, politiche, sociali, storiche e culturali che fanno riferimento al 2006, uno degli anni più brutti di Riccio, specie nei primi mesi, quando ruppe ogni rapporto con l’ex sindaco e decise di lasciare la giunta comunale. L’autore ha sentito il bisogno di ripercorrere i momenti più critici, più rilevanti dell’anno scorso, quelli che hanno lasciato un solco nei suoi sentimenti, nella sua esperienza di vita. Ma gli avvenimenti descritti in questo libro (Nicola Calabria editore, costo € 10) non riguardano solo la vita di Riccio. La sfiducia all’ex sindaco e il commissariamento del comune, infatti, hanno segnato la vita politica di tutti i lucchesi; sì come la vittoria di Prodi e la politica del governo di sinistra hanno influito sulle sorti dell’intera nazione. “E’ diviso in tre parti – spiega lo stesso Riccio, che si è ricandidato per il Comune di Lucca. - Nella prima si trova il resoconto dei fatti, soprattutto politici, di un anno difficile da dimenticare, che solo ironicamente ho definito “un anno coi fiocchi”. Nella seconda parte sono riportati alcuni miei “pezzi” riguardanti personaggi e tradizioni lucchesi: da Puccini a Catalani, da Batoni ai papi Alessandro II e Lucio III, dalla Madonna dello stellario alle “sorche dei cuoiai”. La terza parte, infine, è riservata a riflessioni di più ampio respiro, che vanno dalla storia alla politica, dalla cultura al sociale”.

Lo stato se ne frega di loro e loro se ne fregano dello stato

“Lo Stato se ne frega di loro e loro se ne fregano dello Stato”. Questo, in copertina, il titolo della nota rivista nazionale “Cronaca vera” sulla sollevazione di quei giorni a Valle Agricola contro l’imposizione della tassa fondiaria. All’interno del periodico, un bell’articolo, con tanto di foto, che raccontava i momenti e le cause della rivolta del piccolo e povero paese di montagna, esaltando il coraggio e le ragioni dei valligiani, che osarono sfidare la protervia del governo e si rifiutarono in massa di sottostare all’imposizione di una tassa ingiusta.
Ma il singolare avvenimento superò anche i confini nazionali e addirittura quelli europei, finendo oltre oceano. Approdò, infatti, sulle pagine del più prestigioso quotidiano americano, il New York’s Time.
Una trentina d’anni addietro, il paese era riuscito ad ottenere dal governo Mussolini l’esonero dal pagamento di quella obbrobriosa tassa; ora il governo democristiano la pretendeva di nuovo.
A tutte le famiglie arrivarono le cartelle esattoriali con l’indicazione degli importi da pagare. A parte il fatto che i dati del ministero erano totalmente sbagliati, perché nel frattempo si erano verificati numerosi passaggi di proprietà, magari mai regolarizzati, i valligiani ne fecero giustamente una questione di principio. Come si può permettere un governo serio e democratico di chiedere il pagamento di tasse su abitazioni distrutte dalla guerra e rimesse su alla meglio, pietra su pietra, dalla ostinata volontà e dagli enormi sacrifici dei paesani, senza che nessuno se ne fosse mai occupato ed avesse minimamente contribuito? Come poteva pretendere, questo governo poco serio e per niente democratico, il pagamento di una tassa su miseri terreni di montagna, pieni di sassi, che non producevano quasi nulla e dai quali solo l’indomita fatica dei valligiani riusciva a cavare quel minimo indispensabile, che a malapena consentiva alle numerose bocche delle famiglie di Valle di sfamarsi e sopravvivere?
Il giornale aveva proprio ragione: “Se ne sono sempre fregati di loro e hanno il coraggio di presentarsi solo per riscuotere le tasse. Ora i valligiani fanno bene a fregarsene del governo e delle sue tasse”.
Gli uomini del governo, però, la pensavano diversamente: aprirono un ufficio nella piazza principale del paese e cominciarono ad inviarci, un paio di volte al mese, un esattore delle tasse col preciso compito di riscuoterle.
Ma i valligiani non ci pensarono due volte e fecero sapere all’esattore che, se si fosse ancora presentato in paese, la sua testa sarebbe finita, pari pari, nel cappio che a bella posta era già stato agganciato al balcone del municipio. E l’esattore, che non doveva essere un tipo molto coraggioso, per un po’ di tempo non si fece vedere.
*
A Valle Agricola esisteva una buonissima abitudine: quando succedeva una disgrazia, si accantonavano le antipatie personali e le discordie familiari e tutta la gente accorreva e si metteva a disposizione. Se, per esempio, prendeva fuoco una masseria, Puppino il sacrestano suonava a distesa le campane, la voce si spargeva in un battibaleno e tutti, proprio tutti, correvano con secchi, conche e ogni sorta di recipienti pieni d’acqua per sedare l’incendio.
E la tassa della fondiaria non poteva che essere considerata alla stregua di una grossa disgrazia.
A parte la chiesa, in paese non esisteva un locale ampio dove tutto il popolo potesse riunirsi. Si ritrovarono allora in piazza per discutere della grave e difficile situazione. La prima importante decisione fu quella di far scomparire l’esattoria. Uno tra i più facinorosi propose addirittura di darla alle fiamme, ma un altro si oppose duramente.
- Alle fiamme ci dai casa tua! – gli urlò sul muso quest’ultimo, prendendolo per il bavero. Abitava proprio sopra l’esattoria!
Alla fine prevalse una soluzione ragionevole: presero due robuste tavole di legno, le inchiodarono sulla porta a mo’ di croce di Sant’Andrea e la sede dell’esattoria venne sprangata.
Quindi parlarono delle cartelle esattoriali che ognuno aveva portato con sé. Bisognava decidere cosa farne. La soluzione fu trovata immediatamente e questa volta nessuno fece obiezioni. Le accatastarono tutte in mezzo alla piazza, una sopra l’altra, dettero fuoco al mucchio e ne fecero un gran bel falò.
A Caserta, evidentemente, si venne a sapere di come si erano comportati i valligiani. Le autorità competenti, infatti, scandalizzate dall’insulso ed inaccettabile atteggiamento di quei montanari incivili, decisero di ricorrere alle maniere forti. La legge è legge e va rispettata e fatta rispettare ovunque, da tutti e con ogni mezzo. Come potevano farsi intimidire da quattro pecorai pidocchiosi e ignoranti di un piccolo e sperduto paese di montagna che non risultava nemmeno sulle carte geografiche? Visto che se l’erano cercata, la lezione sarebbe stata esemplare.
*
Una bella mattina si sparse la voce che stava per arrivare in paese un importante personaggio della provincia, accompagnato dall’esattore e scortato da un grosso esercito di carabinieri, poliziotti e militari.
I valligiani si mobilitarono immediatamente. Si ritrovarono in piazza e, senza troppi discorsi, decisero che avrebbero resistito. Il governo vuole la guerra? E guerra sia!
Ma bisognava organizzarsi bene: i più piccoli, Damnic in testa, forniti di sacchetti pieni di chiodi a tre o quattro punte, furono mandati a spargerli lungo la via nuova; i cacciatori si piazzarono con i loro fucili sulle finestre, pronti ad aprire il fuoco; tutte le donne incinte vennero requisite e portate in municipio.
Luisella e Menechella la sargentessa riagganciarono la corda col cappio al balcone del comune e minacciarono anche il sindaco e il segretario comunale perché sembravano più disposti a trattare col nemico che alla resistenza ad oltranza. Tutti gli altri si attestarono in piazza, armati di falci, bastoni e forconi.
La prima sorpresa per l’esercito provinciale fu quella dei chiodi: molte vetture si ritrovarono con le gomme a terra. Il comandante fu costretto a fermare la colonna e ordinò ai suoi uomini di provvedere alla sostituzione. Gli ci volle un bel po’ di tempo, perché alcune camionette avevano più di una gomma bucata e dovettero far ricorso anche alle ruote di scorta degli altri mezzi.
Il comandante, però, non era uno stupido e capì che, prima di riprendere il viaggio verso il paese, era necessario spazzare via i chiodi che, a centinaia, metro dopo metro, infestavano la strada. Quando seppe che il suo esercito non aveva neanche una ramazza, si arrabbiò. Come facevano a raccoglierli uno per uno con le mani? Non avevano mica tempo da perdere! Poi gli venne l’idea giusta e ordinò ai militi di costruire immediatamente delle ramazze. Così fecero e, dopo un paio d’ore, la via nuova era stata bonificata.
Era veramente un esercito sproporzionato: tra carabinieri, poliziotti e militari si potevano contare almeno trecento unità. Neanche durante l’ultima guerra mondiale si erano visti tanti uomini armati a Valle Agricola!
Arrivati all’imbocco del paese, formarono una lunghissima colonna di vetture e camionette lungo tutta la via nuova, da ‘ncopp’a Duretula fino alla lontana fontana della Cerqua. Era uno spettacolo!
Scesero dai mezzi e, con in testa il loro comandante e il personaggio della provincia, si avviarono a piedi verso la piazza per poi raggiungere ed occupare la sede del potere, il municipio.
Fatti pochi metri, però, videro spuntare da ogni finestra le canne dei fucili dei cacciatori e si fermarono. Il comandante chiese un megafono. Non c’era. Allora decise di farne a meno e, con tutta la voce che aveva in gola, ordinò ai valligiani di consegnare le armi.
- Vienitele a prendere, se ne hai il coraggio! – disse una voce da una finestra.
- Non sono venuto in questo paese per farmi sfottere – replicò il comandante – e vi conviene obbedire e non farmi perdere la pazienza!
Lì per lì nessuno rispose. Ci fu un attimo surreale di silenzio. Improvvisamente s’udì una solenne pernacchia. Da dietro le finestre e per la strada tutti cominciarono a scompisciarsi dalle risate.
Il comandante rimase allibito. Quando si rinvenne, si arrabbiò terribilmente e dovettero quasi tenerlo. Poi chiamò un paio di subalterni e disse loro di tenersi pronti perché avrebbe dato l’ordine di sparare.
- Che cacchio dici! – gli fece con durezza ed apprensione il personaggio della provincia, che aveva ben sentito le parole del comandante.
- Non lo vedi che sono costretto? – si difese lui.
- Non fare stronzate, per favore! – tagliò corto il personaggio.
Dopo un lungo consulto e un sacco di parolacce, il comandante prese una decisione irrevocabile: ordinò ai suoi di passare ugualmente e di marciare verso il municipio e, se qualcuno di quei villani avesse sparato, essi avrebbero risposto al fuoco.
- Me ne assumo io tutte le responsabilità!
Nell’aria la tensione si tagliava col coltello. Cosa sarebbe accaduto se da una finestra fosse partito un colpo, magari solo per sbaglio? Naturalmente, nessuno sparò.
- Fateli avanzare – disse sogghignando un vecchiettino che, avendo fatto la prima guerra mondiale, era esperto di strategia militare, - che poi li facciamo tutti prigionieri!
L’esercito, circondato dai valligiani che agitavano paurosamente i forconi ma senza fare danni, oltrepassò la piazza e raggiunse la sede del comune.
Il comandante, nervosissimo, vide il cappio appeso al terrazzo e ordinò di farlo togliere. Un poliziotto, sollevato a braccia da un paio di colleghi, recise la corda con un coltello.
A questo punto non restava che occupare la sede, ma le sorprese non erano certo finite.
Sulle scale del municipio ecco tutte le donne incinte del paese!
Quando i primi militari provarono a salire, queste si strinsero l’una all’altra, ostruendo di fatto il passaggio e, prima che qualcuno potesse avvicinarsi, cominciarono ad urlare come se quegli uomini le stessero già spingendo.
- Se mi metti un dito addosso – diceva una – giuro che mi tiro giù per le scale e poi sono cazzi tuoi.
- Fate largo! – urlò imbestialito il comandante.
- Devi passare sopra le nostre pance! – risposero le donne in coro.
Sulla strada la folla cominciò a rumoreggiare.
- Non vi permettete di toccare le nostre donne!
La situazione si faceva ancor più delicata. Un conto è attaccare degli uomini che oppongono resistenza, altro conto è maltrattare delle inermi donne incinte. Se succede un guaio ad una di esse, non ti salvi più.
- Questi figli di puttana l’hanno studiata proprio bene! – mugugnava il personaggio della provincia.
Il comandante non sapeva che pesci prendere. Le donne continuavano a gridare. Fu costretto a dare l’ordine di non toccarle.
Poi, però, perse definitivamente la pazienza e ordinò personalmente alle donne incinte di togliersi dai piedi, altrimenti non avrebbe risposto delle proprie azioni.
Queste urlarono ancora più forte e la gente per strada cominciò a pressare con i forconi. Apparvero anche i cacciatori con i fucili a tracolla.
Il personaggio della provincia, che mai avrebbe immaginato di trovarsi in un casino del genere, continuava a ripetere al comandante di non fare stronzate.
Questi, allora, un po’ per intimidire la folla e un po’ per non passare da fesso, pensò di fare arrestare qualcuno di quelli che avevano il fucile. Il motivo? Resistenza armata.
- Ma quale resistenza armata! Non lo vedi che i fucili sono scarichi?
Ancora una volta il comandante ci passò da biscaro, come si dice a Lucca.
*
Forse, più tardi, lui e il personaggio importante riuscirono anche a parlare con il sindaco e il segretario, ma si erano ormai resi conto che con quella gente c’era poco da fare.
Meglio tornarsene a Caserta. Anche perché cominciava a far buio e nessuno degli invasori aveva ancora messo nulla di solido sotto i denti. Il comandante non voleva neanche sentirne parlare, ma alla fine, convinto a malincuore dal personaggio della provincia che non vedeva l’ora di lasciare quel paese, ordinò ai suoi la ritirata
Ma in serbo per loro non poteva non esserci un’ultima sorpresa.
Quando, sconsolati, tornarono alle camionette per riprendere la via del ritorno, trovarono ancora una volta le gomme delle ruote bucate.
Erano stati i fantastici ragazzi di Valle. Non potevano mica rimanere con le mani in mano, mentre il paese veniva invaso dal nemico! Si erano muniti di arnesi vari e ne avevano bucato il maggior numero possibile.
Poiché le gomme erano dure, Damnic era andato a cercarsi gli attrezzi adatti nella falegnameria del papà. Armato prima di chiodo e martello, poi di punteruolo e quindi di una sega, anche lui aveva fatto il suo dovere.
Immaginate un po’ come ci rimase il comandante!
Senza dubbio si sarà pentito di aver dato retta al personaggio della provincia e di non aver messo a ferro e fuoco quel paese di rivoluzionari e di evasori.