1

UTOPIA (da Nesso)

Utopia
eco in me
la speranza rimane

il pulcino lotta nel guscio
per vivere
capire la vita

l'orgoglio di fare
schiudere il guscio del mondo
a poco a poco
vivere la felicità
la dolce fatica di una madre
e il fiore suo che si apre alla vita
meraviglia che sboccia
e cresce
lentamente
quasi per essere meglio gustata

e una terra sporca
di fango rosso
istinti evasi
da catturare
e incatenare

e quel misterioso briciolo verde
sperduto
nel regno dell'ipocrisia
e di un io di troppi
ma ancora è vivo
è debole
come un pulcino
e poi viene schiacciato
senza pietà
e una vile risata

e allora la vendetta
feroce
contro i signori della guerra
contro i signori della droga
contro i signori della fame
contro i signori della mente

poi
un giglio s'innalza nel campo
il mondo che emerge dall'eis
e va
ora sprizza energia
e vince
e inventa meraviglie infinite

utopia
eco in me
la speranza rimane.

2

GODI ANIMO STANCO (da Damnic)

Godi animo stanco
l'incanto delizioso che emana
la campagna dorata
su questi ambiti monti
devia dalla mente
i tormentosi affanni
oblia le amare tempeste passate
e gusta ogni attimo sublime
che leggiadra natura a te concede
adagia bisognose le membra
sull'erbe e i fiori
e poni l'ingegno all'arcadico afflato
che spira in quest'aura vellutata
volgi il guardo commosso
in su le fronde rilucenti al sole
ammira emozionato
di voli i candidi intrecci
e mastica l'aroma denuino
che nutre questo giorno di festa
osserva tra le agili margherite
assidue le formiche affrettarsi
e quel grillo saltellare
e noiosa una mosca girellarti
tendi l'orecchio all'uguale mormorio
e pur sempre ricreante
di fresche onde esultanti
e cogli di suoni l'ebbrezza
di uccelli scapigliati
e le urla stonate di folli cicale
e l'eco riposante di un canto lontanante

gioisci al comparire di lei
quel sorriso fulgente che avanza
ti raggiunge e si distende
e ti sfiora le ginocchia
assapora leggera ogni carezza
mangia con dolcissima lentezza
i ghiotti baci delle calde sue labbra
affonda i tuoi sensi bisognosi
nel più tenero deliquio d'amore.

3

L'ALLORO (da Damnic)

L'immensa fulva pira celeste
roteava minacciosa d'in su gli eterni
abissi e incatenata una rupe squarciata
subiva i disprezzi d'oceanici flutti
viscido un urlo d'invisibile sirena
dell'etra i mortiferi resti logorava

tu
tempestoso
straniero del tuo paese
tali enormità
tu non curavi

indi la quiete
lento e pacato l'stro della notte
seminava di aurei timidi fiorelli
l'eterne dimore e pei campi
leggero un soffio di silenzio
lambiva misterioso gli abeti sussurranti

e là
ombra del tempo
rovinasti insicuro
al di là della tua spoglia

cresceva la tua ora e nella bruma
dei sogni immortali cantavano
gli arpeggi possenti della notte
coronando i giardini dei tuoi ricordi
fantasie indifferenti come ombre
divoravano i tuoi flutti finali
e saltando come lampi le scogliere
usurpavano le caverne dell'oblio

tu
animo mio
torrente oceanico di passioni
dov'eri?
e la notte languiva

e languivano in te le morte stagioni
e la corsa degli inutili eventi
e la presente con l'obbrobrio degli eroi
e la ventura nella pace dei misteri

e caddero gli imperi
sotto l'onta dei massacri
e popoli e popoli
tra loro s'estirparono
e ressero temuti
dèi e mortali
istituzioni e continenti
e tutto s'innovò
nel baleno dei secoli
e l'inganno e l'onestà
il destino e la virtù
l'infamia e la gloria
come gli astri del giorno
si mossero in perpetua battaglia

e vedesti avanzare in folta schiera
al di là delle aquile e dei leoni
del tempo e dell'oblio
impavide
gloriose
consacrate
le fronde sempreverdi de l'Alloro

era la fine

devastata la breccia febbrile
il pugnale della tua speranza si frantumò
come una meteora senza scia

e le nuvole inghiottivano le stelle
in una folle contesa
e le avide labbra del mare
brontolavano mordendo le scogliere
e le querce e le vette e le menti tremarono
sotto i colpi del vento e caddero
le fiamme nella notte che incupiva

era la fine

e tu
l'amico dei silenzi e dei ricordi
dei miraggi e d'orizzonti
ineffabile graspo del tempo
vagolavi schiantato
ai limitari degli abissi

dov'era la tua vena
quella mente
capace di cosmici malanni
e la tua carne fasciata di lava
quel tuo sangue incandescente
quel supremo disdegno?

come te
il mosaico malfermo delle nubi
compiva la sua gara
e si addensava
non una stella che desse un po' di lume
non un ginepro che pungesse i tuoi piedi

ed ecco
nel sommo abbandono
gravato in quell'arido nulla
abulico
sciatto
udisti la sua voce come tuono

impara la tua mente
vincerai il potere della morte
tu soffri
ma soffri ancora poco

vibrando
l'eco delle tue caverne
ripetea senza tregua
soffri
soffri
ed altro non diceva
in quella notte che moriva.

4

LA DONNA E IL BIMBO (da Nesso)

I tuoi occhi hanno cancellato il deserto
e per te inventerò un'oasi di sogno
e un giaciglio di fiori profumati
gioia fra le mani i soffici capelli
esulta il corpo mio quasi domato

in piazza il bimbo gioca alla palla
e suda e negli occhi il vigore giovane
la storia del mondo trabocca di eroi
essi hanno sempre lottato per vincere

è l'ultimo torpore del tramonto
scompare il sole mio nel piatto mare
il dubbio sovrano divora la mente
vitale il regalo di una donna incostante
fuoco vorace o lieve carezza nella notte

partiti gli amici il fanciullo ha perso
ora egli è solo in mezzo alla piazza
da sempre la storia perseguita i vinti
il pollice verso nell'arena dei gladii
negli occhi suoi accesi la delusione
e la rabbia e tanto bisogno d'amore

non ho capito il rapporto col tuo amore
e la realtà vincente sul molle divano
la tua lussuria le forze mie non tempra
energico sangue rosso anzi sbiadisce
all'usata garanzia delle mille soluzioni

ora il fanciullo insegue la cometa
e con gli occhi la raggiunge e la cattura
la storia si ripete sempre la stessa
gloria a chi vince o rimane la speranza
e sogni luminosi invadono il cielo
che spegne il torpore giallo del sole
e tutte le sere inventa una cometa

vince ancora la vergogna dell'orma
nervosa come l'uomo senza una donna
calcata come ogni donna di strada
io voglio un cuore e un puro domani
la porta s'apre in un deserto di corpi
ognuno cerca l'altro solo per sé
insieme si potrebbe coniare un domani

il bimbo nell'aria spande l'aquilone
che si bea nel giorno della primavera
gli occhi alti nel cielo troppo lontano
sogni come di pace promessa alla terra
l'antico tempo dei profeti ignorati
e dei martiri che mai perirono invano
altero l'aquilone si gonfia nel vento

iol poeta è caparbio come un calabrese
anche se insegue il mistero dell'alba
nella sublime speranza d'un verso
severa condanna dell'uomo che ride
nella maschera del tempo di sempre
dell'ipocrisia e parlo di un poeta
egli non deve spiegazioni a nessuno

nessuno mai ha fatto niente per me
forse tu nella pena o solo il tuo corpo
quando il perfido rintocco della campana
della perfida gente profetava la fine
mia che non viene e decisa di notte
o donna spogliata garantivi premura
e il campanello serrato avanti ai nerbi
della volontà lentamente cigolava

il bimbo coglie la donna che parla
e la voce stolta gli crea fastidio
poi affoga in un pianto silenzioso
mio povero bimbo hai ancora bisogno
del canarino che cinguetta in gabbia
del racconto a letto di storie infinite
di un soffio di premura e anche di me
più di quella storia scritta sui libri
falsa quasi il fantasma di ogni dio
che usa vendetta al popolo suo e altri
nella corsa tollera della storia o non
colma di potenti che parlano da soli
e popoli interi trattati come cani

ma il cane fiuta l'altrui debolezza
non conviene mai ritrarre la mano
la melma dei falsi amici ti inghiotte
o la prigionia dell'usata finzione
o la droga dei sogghigni velenosi
la roccia sicura del vecchio maniero
si polerizza e riappare l'angoscia

nel sapore delle felci di un campo
il piacere del tuo corpo di donna
non la primavera del mandorlo in fiore
invito a gustare il momento tranquillo
di una strada soave in leggera discesa
e dell'ardua vetta s'allontana con te
la fatica e la menzogna dei bisogni
nel fumo lieve del godere s'appiatta
il grigiore del mare delle mille ansie
anche di una rabbia che poi non serve
scompare a poco a poco nella mente

e d'un tratto il fanciullo è cresciuto
nella storia del giorno emerge da solo
e stabilisce deciso i passi della vita
ammira o donna la scena quasi compiuta
bevi cuore mio il calice della gioia
ecco il fanciullo si progetta uomo

i suoi occhi hanno cancellato il deserto
nell'alba faticosa di grandi speranze
e per lui inventerò un'oasi di sogno

e per te un giaciglio di fiori profumati.